Il Patriarca

Giuseppe nacque probabilmente a Betlemme, il padre si chiamava Giacobbe e pare che fosse il terzo di sei fratelli. La tradizione ci tramanda la figura del giovane Giuseppe come un ragazzo di molto talento e un temperamento umile, mite e devoto.
La professione di Giuseppe viene nominata quando si dice che Gesù era figlio di un "téktón". Il termine greco téktón è stato interpretato in vari modi. Si tratta di un titolo generico che non si limitava ad indicare i semplici lavori di un falegname ma veniva usato per operatori impegnati in attività economiche legate all'edilizia, in cui si esercitava piuttosto un mestiere con materiale pesante, che manteneva la durezza anche durante la lavorazione, per esempio legno o pietra. Accanto alla traduzione - accettata dalla maggior parte dagli studiosi - di téktón come carpentiere, alcuni hanno voluto accostare quella di scalpellino. Qualche studioso ha ipotizzato che non avesse una semplice bottega artigiana ma un'attività imprenditoriale legata alle costruzioni, dunque in senso stretto non doveva appartenere a una famiglia povera.

"Ed uscirà un ramo dalla radice di Jesse, ed un fiore spunterà dalla sua radice" (Isaia).

All'età di circa trenta anni fu convocato dai sacerdoti al tempio, con altri scapoli della tribù di Davide, per prendere moglie. Giunti al tempio, i sacerdoti porsero a ciascuno dei pretendenti un ramo e comunicarono che la Vergine Maria di Nazareth avrebbe sposato colui il cui ramo avrebbe sviluppato un germoglio. Solamente il ramo di Giuseppe fiorì e in tal modo fu riconosciuto come sposo destinato dal Signore alla Santa Vergine.

"Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1,38)

Maria, all'età di 14 anni, fu data in sposa a Giuseppe, tuttavia ella continuò a dimorare nella casa di famiglia a Nazareth di Galilea per la durata di un anno, che era il tempo richiesto presso gli Ebrei, tra lo sposalizio e l'entrata nella casa dello sposo.
In questo luogo ricevette l'annuncio dell'Angelo dove gli diceva che Elisabetta era incinta. Chiese a Giuseppe quindi di accompagnarla dalla cugina che era nei suoi ultimi tre mesi di gravidanza dove rimase fino alla nascita di Giovanni Battista.

Tornata dalla Giudea, Maria, mise il suo sposo di fronte ad una maternità di cui non poteva conoscerne la causa.
Giuseppe combatté contro l'angoscia del sospetto e meditò addirittura di lasciarla fuggire segretamente per non condannarla in pubblico, perché era uno sposo giusto.


"Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in Lei viene dallo Spirito Santo" (Mt 1,20).

Nel meditare il pensiero a Giuseppe apparve in sogno un Angelo per dissipare i suoi timori. Tutte le confusioni svanirono e Giuseppe affrettò la cerimonia della festa d’ingresso nella sua casa con la sposa.

Cesare Augusto a quei tempi ordinava il censimento di tutta la terra, Giuseppe e Maria partirono per Bettlemme, la città di origine della dinastia.
Betlemme in quei giorni era affollata di stranieri e Giuseppe invano cercò in tutte le locande, un posto per la sua sposa.

Maria diede alla luce suo figlio in una grotta nella campagna di Betlemme (Lc 2,7) e alcuni pastori accorsero per fargli visita e aiutarli (Lc 2,16).

Giunsero in seguito dei Magi dall'oriente (Mt 2,2) che cercavano il neonato Re dei Giudei. Venuto a conoscenza di ciò, Erode fu preso da grande spavento e cercò con ogni mezzo di sapere dove fosse per poterlo annientare. I Magi intanto trovarono il bambino, stettero in adorazione e offrirono i loro doni portando un sollievo alla Sacra Famiglia.

“Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e sta la finché non ti avvertirò; perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo" (Mt 2,13).

Dopo la partenza dei Magi, un Angelo del Signore, in apparizione a Giuseppe, lo esortò a fuggire. Giuseppe e Maria, si mise subito in cammino con la famiglia per un viaggio di circa 500 Km, fino ad arrivare in Egitto, dove la maggior parte del cammino si svolse nel deserto, infestato da numerose serpi e molto pericoloso a causa dei briganti.
“Egli sarà chiamato Nazareno” (Mc 2,19-23).

Nel mese di Gennaio del 4 a.C, immediatamente dopo la morte di Erode, un Angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Alzati, prendi il bambino e sua madre e và nella terra d'Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino» (Mt 2,19). Giuseppe obbedì subito alle parole dell'Angelo e partirono ma quando gli giunse la notizia che il successore di Erode era il figlio Archelao ebbe paura di andarvi.
Si ritirò nella Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nazareth, perché si adempisse quanto era stato detto dai profeti.
Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati ti cercavamo». (Lc 2,41-48).

Come ogni anno, Giuseppe e Maria si recarono a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Trascorsi i giorni di festa, si incamminarono verso la strada del ritorno credendo che il piccolo Gesù di 12 anni fosse nella comitiva. Ma quando seppero che non era con loro, iniziarono a cercarlo faticosamente e, dopo tre giorni, lo ritrovarono al tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava. Al vederlo restarono stupiti di come Gesù riusciva a stare bene con i Maestri del Tempio.

Passarono altri venti anni di lavoro e di sacrificio per Giuseppe sempre accanto alla sua sposa e morì poco prima che suo figlio iniziasse la predicazione.
Non vide quindi la passione di Gesù sul Golgota probabilmente perché non avrebbe potuto sopportare l'atroce dolore della crocifissione del Figlio tanto amato.

 

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